1. Dalla maniera lombarda al quadro di storia antica


Vincenzo Cabianca, Vendemmia in Toscana, (1854), Coll. privata
Questa prima sezione presenta accanto a noti dipinti di Cabianca quali “I Novellieri fiorentini” (Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti) e il bellissimo “Autoritratto” (collezione privata), opere meno conosciute come “Il legionario napoleonico” (Trieste, Museo Revoltella), “Il giovinetto Goldoni tra i comici nel suo primo viaggio da Rimini a Chioggia” (Verona, Consiglio Ospitaliero), “L’abbandonata” (collezione privata), “Dante nel Casentino” o addirittura inedite come “Vendemmia in Toscana” (collezione privata), datata 1854. Tali opere vengono presentate unitamente a quadri degli Induno e alle opere di soggetto antico dipinte da Cristiano Banti (“Torquato Tasso ed Eleonora d’Este”, “Scena romantica”), Giovanni Boldini (“Idillio”), Giuseppe Abbati (“Loggiato con armigero”), per ricreare il clima di ricerca condiviso con i compagni macchiaioli sin dai primi anni fiorentini.

2. La sperimentazione della “macchia”


Vincenzo Cabianca, La filatrice, collezione privata
La seconda sezione documenta con un’affascinante insieme di opere per la prima volta riunite, le risultanze delle audaci sperimentazioni che Cabianca condusse con Cristiano Banti e Telemaco Signorini in Liguria e nella campagna toscana di Montemurlo tra il 1855 e il 1862: “Donne a Montemurlo”, “La filatrice” (collezioni private) vengono presentate con “Riunione di contadine” di Banti e “Bimbi al sole” di Signorini (entrambi della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze); l’accostamento inedito tra “Giovani pescatori” di Signorini e “Lungomare” di Cabianca (anticamente appartenuto alla collezione Jucker) getta nuova luce su questo fondamentale sodalizio artistico che aprì il cammino ai più restii Giovanni Fattori e Silvestro Lega, avviando dunque il corso della vicenda dei Macchiaioli. Tali sperimentazioni di cui Cabianca fu testimone e attore tra i più audaci, culminarono nel celebre capolavoro “Il mattino” (più noto come “Le Monachine”), esposto nel 1861 all’Esposizione Nazionale di Firenze e nei “Marmi a Carrara Marina” (collezione privata) non più visto da quasi un secolo.

3. Gli anni aurei della “macchia”


Vincenzo Cabianca, Ritorno dai Campi (1862)
Questa sezione evoca il momento centrale del sodalizio con i compagni macchiaioli che ebbe quale teatro ora la campagna fiorentina di Piagentina, ora Castiglioncello ora la Versilia. Lo splendido “Ritorno dai Campi” (1862), non più esposto da decenni è il dipinto chiave attorno al quale s’incastonano purissime predelle con scorci di campagna toscana, inediti o non più visti da tempo, unitamente a straordinarie opere di Nino Costa (“Giardino fuori porta San Frediano”), di Silvestro Lega (“Orti a Piagentina”), di Banti (“Ritorno dalla messa”), di Signorini (“Crocchio di donne sulla strada di Settignano”). Si collocano in questa sezione i noti dipinti di Cabianca “Spiaggia a Viareggio” (Genova, Galleria d’arte moderna) e “Un bagno fra gli scogli” (Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze), recentemente restaurato.

4. Gli anni romani


Vincenzo Cabianca, Nevi romane, collezione privata
E’ la sezione che presenta una selezione di opere eseguite dopo il trasferimento di Cabianca a Roma, avvenuto nel 1870. In realtà nel corso del decennio, Cabianca si sposta moltissimo sia nella campagna romana (Palestrina, Terracina, Nettuno) che a Ischia, e ancora in Liguria a Sestri Levante, a Venezia e a Castiglioncello, attratto dagli effetti di luce che egli rende con straordinario vigore, piuttosto che dal carattere pittoresco dei luoghi. E’ il momento di “Strada a Palestrina”, “Nettuno” (1872), “Palestrina” (Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti) opere che si relazionano con i contemporanei dipinti di Signorini (“Vicolo ad Arcola”) e Costa. Gradatamente la sua ispirazione malinconica si arricchisce di motivi spiritualistici, in consonanza con il clima generale degli ultimi due decenni del secolo: ne nasce uno splendido capolavoro “Nevi romane” (collezione privata). In questa sezione viene inoltre presentata l’attività di illustratore svolta da Cabianca per D’Annunzio, con l’esposizione di una rara edizione dell’Isotta Guttadauro.

5. Poesia dei chiostri: Le monachine
6. Venezia


Vincenzo Cabianca, Venezia, 1863, collezione privata
Queste ultime due sezioni abbandonano l’andamento cronologico fin qui osservato e si propongono di enucleare due temi fondamentali della produzione di Cabianca, attraverso i quali rendere più evidente l’evolversi del percorso dall’artista verso espressioni pittoriche pienamente novecentesche.