1. Dalla maniera lombarda al quadro di storia
antica
Questa prima sezione presenta accanto a noti
dipinti di Cabianca quali
“I Novellieri
fiorentini” (Galleria d’arte moderna di Palazzo
Pitti) e il bellissimo
“Autoritratto”
(collezione privata), opere meno conosciute come
“Il
legionario napoleonico” (Trieste, Museo Revoltella),
“Il giovinetto Goldoni tra i comici nel suo primo
viaggio da Rimini a Chioggia” (Verona, Consiglio
Ospitaliero),
“L’abbandonata” (collezione
privata),
“Dante nel Casentino” o addirittura
inedite come
“Vendemmia in Toscana” (collezione
privata), datata 1854. Tali opere vengono presentate
unitamente a quadri degli Induno e alle opere di soggetto
antico dipinte da Cristiano Banti (
“Torquato Tasso ed
Eleonora d’Este”,
“Scena romantica”),
Giovanni Boldini (
“Idillio”), Giuseppe Abbati
(
“Loggiato con armigero”), per ricreare il clima
di ricerca condiviso con i compagni macchiaioli sin dai
primi anni fiorentini.
2. La sperimentazione della “macchia”
La seconda sezione documenta con un’affascinante
insieme di opere per la prima volta riunite, le
risultanze delle audaci sperimentazioni che Cabianca
condusse con Cristiano Banti e Telemaco Signorini in
Liguria e nella campagna toscana di Montemurlo tra il
1855 e il 1862:
“Donne a Montemurlo”,
“La
filatrice” (collezioni private) vengono presentate
con
“Riunione di contadine” di Banti e
“Bimbi al sole” di Signorini (entrambi della
Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze);
l’accostamento inedito tra
“Giovani pescatori”
di Signorini e
“Lungomare” di Cabianca
(anticamente appartenuto alla collezione Jucker) getta
nuova luce su questo fondamentale sodalizio artistico che
aprì il cammino ai più restii Giovanni Fattori e
Silvestro Lega, avviando dunque il corso della vicenda
dei Macchiaioli. Tali sperimentazioni di cui Cabianca fu
testimone e attore tra i più audaci, culminarono nel
celebre capolavoro
“Il mattino” (più noto come
“Le Monachine”), esposto nel 1861
all’Esposizione Nazionale di Firenze e nei
“Marmi a
Carrara Marina” (collezione privata) non più visto
da quasi un secolo.
3. Gli anni aurei della “macchia”
Questa sezione evoca il momento centrale del
sodalizio con i compagni macchiaioli che ebbe quale
teatro ora la campagna fiorentina di Piagentina, ora
Castiglioncello ora la Versilia. Lo splendido
“Ritorno dai Campi” (1862), non più esposto da
decenni è il dipinto chiave attorno al quale
s’incastonano purissime predelle con scorci di campagna
toscana, inediti o non più visti da tempo, unitamente a
straordinarie opere di Nino Costa (“
Giardino fuori
porta San Frediano”), di Silvestro Lega (“
Orti a
Piagentina”), di Banti (“
Ritorno dalla
messa”), di Signorini (“
Crocchio di donne sulla
strada di Settignano”). Si collocano in questa
sezione i noti dipinti di Cabianca “
Spiaggia a
Viareggio” (Genova, Galleria d’arte moderna) e
“
Un bagno fra gli scogli” (Galleria d’Arte
Moderna di Palazzo Pitti, Firenze), recentemente
restaurato.
4. Gli anni romani
E’ la sezione che presenta una selezione di opere
eseguite dopo il trasferimento di Cabianca a Roma,
avvenuto nel 1870. In realtà nel corso del decennio,
Cabianca si sposta moltissimo sia nella campagna romana
(Palestrina, Terracina, Nettuno) che a Ischia, e ancora
in Liguria a Sestri Levante, a Venezia e a
Castiglioncello, attratto dagli effetti di luce che egli
rende con straordinario vigore, piuttosto che dal
carattere pittoresco dei luoghi. E’ il momento di
“
Strada a Palestrina”, “
Nettuno”
(1872), “
Palestrina” (Firenze, Galleria d’arte
moderna di Palazzo Pitti) opere che si relazionano con i
contemporanei dipinti di Signorini (“
Vicolo ad
Arcola”) e Costa. Gradatamente la sua ispirazione
malinconica si arricchisce di motivi spiritualistici, in
consonanza con il clima generale degli ultimi due decenni
del secolo: ne nasce uno splendido capolavoro “
Nevi
romane” (collezione privata). In questa sezione
viene inoltre presentata l’attività di illustratore
svolta da Cabianca per D’Annunzio, con l’esposizione di
una rara edizione dell’
Isotta Guttadauro.
5. Poesia dei chiostri: Le monachine
6. Venezia
Queste ultime due sezioni abbandonano l’andamento
cronologico fin qui osservato e si propongono di
enucleare due temi fondamentali della produzione di
Cabianca, attraverso i quali rendere più evidente
l’evolversi del percorso dall’artista verso espressioni
pittoriche pienamente novecentesche.