Lo splendido “Ritorno dai campi” del 1862, non più esposto da decenni, è il dipinto attorno al quale ruoteranno scorci di campagna toscana, inediti o non più visti da tempo.
Cabianca, dopo il suo trasferimento a Roma avvenuto nel 1870, effettuerà diversi viaggi nella campagna romana, a Ischia, in Liguria, a Venezia e a Castiglioncello.
E’ un continuo peregrinare alla ricerca degli effetti di luce che egli poi renderà con straordinario vigore nelle sue tele. E’ il momento di “Strada a Palestrina”, “Nettuno”, opere che si relazionano con i contemporanei dipinti di Signorini “Strada ad Arcola” e Costa.
Gradatamente la sua ispirazione malinconica si
arricchisce di motivi spiritualistici, in consonanza con
il clima generale degli ultimi due decenni del secolo: ne
nasce uno splendido capolavoro quale “Nevi
romane”.
La mostra si chiude con opere che rappresentano due temi
fondamentali della produzione di Cabianca: la poesia dei
chiostri e Venezia, opere che evidenziano l’evolversi del
percorso dell’artista verso espressioni pittoriche
pienamente novecentesche.
Accanto alle tele del pittore veronese si affiancano circa 25 dipinti di altri Macchiaioli quali Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Silvano Banti e Nino Costa.